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La configurazione del territorio desertico all’interno di concezioni politiche e semantiche in Nord Africa

– Posted in: Cultura, Storia

By Marino Zecchini
Originally Posted Monday, September 8, 2008

La configurazione del territorio desertico all’interno di concezioni politiche e semantiche in Nord Africa.

Sono oramai alcuni decenni che gli stati dell’Africa del nord hanno raggiunto l’indipendenza dalle oppressioni coloniali ma il persiste dell’ingerenza dell’occidente ed in particolare della Francia che si muove dentro i rapporti economici in una mascherata politica di “buon vicinato” mi fa dedurre che la reale indipendenza di tutti gli stati nord africani non sia ancora del tutto raggiunta.

Nei primi decenni della indipendenza si sono aperti conflitti anche sanguinosi e discussioni relativi ai confini come quello tra il Ciad e la Libia e quello del Sahara Occidentale con il Marocco e la Mauritania.

Il concetto di “stato”, modello di organizzazione politica è stato in qualche modo spinto dentro la mentalità dei popoli nomadi e seminomadi dei territori dell’ex Sahara Spagnolo e nel Chad, andando a formare un concetto che non appartiene alle radici culturali dei popoli nomadi o sedentari di questi luoghi, ma prelevato direttamente dall’idea occidentale che quando si riflette in questi territori diventa uno specchio deformato di una realtà che non appartiene all’immaginario storico della popolazione.

Per questo la gestione delle crisi continue degli stati africani non può essere gestita dalla popolazione locale ma diventano sempre momenti di ingerenze internazionali. Come se le cause e le soluzioni alle medesime provenissero sempre dall’occidente imperialista.

I grandi problemi africani, i drammi epocali di guerre, ribellioni, di fame e di malattie sono figli a volte illegittimi di alcune cause che per comodità si possono sintetizzare ed indicare i tre fattori fondamentali da cui si diramano poi cause concatenate ed effetti a volte anche non voluti in ogni direzione politica e sociale. La prima causa dei problemi è il profitto del capitale occidentale che nella stretta idea di interesse economico non ha alcun scrupolo nel perseguire i suoi obbiettivi di guadagno. La seconda è l’enorme corruzione dei capi politici e militari locali che si accaparrano enormi ricchezze a discapito della popolazione che è tenuta soggetta a una continua oppressione e paura persecutoria. Il capitale e la corruzione locale sono due entità che vivono, si alimentano e necessitano entrambi per la continuazione di una vita simbiotica. A lato, il terzo problema si incastra nella società africana causando una sorta di esproprio culturale e creando a vari livelli il problema della identificazione storica e spirituale degli individui, questo terzo fattore lo potremmo definire “egemonia religiosa”. Tutte le religioni universali, cristianesimo ed islam, in tutte le loro forme ortodosse e settarie sono presenti producendo confusione e conflitti.

Ciò che resta di concreto è il deserto nel mezzo delle Nazioni, il deserto reale e quel deserto di terre riarse della speranza dei popoli. Questo immenso territorio si configura in modi differenti secondo l’angolo visivo dei popoli, il deserto per gli stati nord-africani è a sud, un sud che rappresenta sia la parte arretrata da modernizzare ma anche lo scrigno della tradizione poiché le regioni mediterranee sono state attraverso il “processo di modernizzazione e la colonizzazione” espropriate della loro memoria storica e culturale, il deserto resta oggi il solo luogo per tutto il popolo nord Africano, Tunisino, Algerino e Marocchino dove è possibile riappropriarsi di quella identità perduta, di quella memoria antica che un tempo permeava tutto il Maghreb da nord a sud, “il deserto con i suoi luoghi sono territori che più somigliano a quelli della rivelazione del profeta dell’islam”.

I popoli sub sahariani vedono il deserto in direzione nord come un immenso mistero geologico ed ambientale da cui escono minacciose le incursioni storiche berbere, arabe ed europee. La caccia agli uomini, la tratta degli schiavi e i territori minati. Ma anche il luogo in cui potevano scappare e nascondersi quando erano minacciati, un luogo in cui potevano trovare nelle rare nicchie fertili zone di buon pascolo, il luogo in cui i loro bestiame poteva transumare come era stato per millenni.

Questi non sono che alcuni di quei fantasmi storici dal deserto, che si ripercuotono oggi sull’immaginario degli uomini neri del Sahel.

Se un tempo le strade transahariane, i tracciati e le piste erano delle rette in direzione di pozzi e di punti d’acqua oggi i percorsi che attraversano in tutte le direzioni il grande Sahara el Kubra sono revisionati e scanditi dai riferimenti petroliferi rispetto ai quali sono orientati tutti i luoghi attraversati. Si evidenzia così come questa nuova realtà operi e turbi la cultura delle popolazioni nomadi. Il nomadismo da cui proviene la maggior parte della memoria culturale sulla quale si sono identificati per millenni i popoli del deserto si è deformato e finalizzato al trasporto dei camion di petrolio. Molte delle donne a cui era affidata la trasmissione della cultura si prostituiscono e il sapere viene imposto dalla scuola sedentaria che soppianta la loro lingua e la loro letteratura con quella francese.

Tutti i popoli del nord e del sud e del centro quindi, se pur in modi differenti hanno una forte idealizzazione nei confronti del deserto da cui si attendono riposte. Ma ancora una volta il deserto non gli appartiene è il luogo per eccellenza della scoperta petrolifera e delle scorrerie di esaltati fuoristradisti, che coincide per ognuno di loro con il disincanto da tutte le aspettative.

Ecco perché deserto si configura come il luogo dove oggi è possibile una rivoluzione poiché è l’ultimo dei territori possibili dove il sogno e la realtà possono convivere. Un luogo dove è possibile estrarre dalla sabbia la metafora della vita autentica del popolo che lo ha abitato per millenni dove il confronto vero con la realtà sociale innesca una riflessione critica per ognuno dei personaggi sull’ideale nelle sue varie forme: politico, religioso, esistenziale.

 

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